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martedì 5 gennaio 2021

Extra: L'arco e la spilla in The Hunger Games

La trilogia dei romanzi di Hunger Games

The Hunger Games è una trilogia di romanzi fantascientifici per ragazzi che parla di un ipotetico Nord America post apocalittico diviso in 13 distretti e Capital City e governato da un tiranno chiamato presidente Snow. Ogni anno vengono organizzati i "Giochi" dove un ragazzo e una ragazza di ogni distretto "i tributi" sono obbligati a partecipare o in maniera volontaria o per estrazione. Tutti i concorrenti lotteranno fino alla morte finchè l'ultimo sopravvissuto non vince. Questo era un modo per controllare la popolazione. I due oggetti principali con cui la trama non si sarebbe potuta sviluppare sono:

  • L'arco e le frecce della protagonista;
  • La spilla con la ghiandaia imitatrice*.

L'arco

Fotogramma rispreso dalla rappresentazione cinematografica dell'ultimo film, quando Katniss invece di uccidere il presidente Snow, uccide il presidente del distretto 13.
 

La protagonista, che si chiama Katniss Everdin, è un'arciera. La sua famiglia è molto povera ed il padre è morto in un crollo in miniera (il distretto 12, dove vive la protagonista, è l'unico produttore di carbone che viene distribuito nei distretti sovrastanti e soprattutto a Capital City, quindi tutti i suoi cittadini maschi sono obbligati a lavorarci) e quindi non hanno soldi. Lei però si prodiga a cacciare con arco e freccie fuori dal distretto, nella riserva. É prorio questo oggetto che segna la ribellione della ragazza. L'arco compare in molte altri momenti del racconto, come quando nell'arena Katniss non riesce a prendere l'arco ed è costretta a nascondersi da tutti, ma successivamente si ha una svolta: lo trova e riesce a sopravvivere fino alla fine quando esce dai giochi vincitrice insieme al suo compagno Peeta. Una scena portante in cui è possibile notare l'importanza dell'arco è nel secondo libro : "The Hunger Games: La ragazza di fuoco". Nell' ultimo capitolo la scrittice ci lascia a bocca aperta: Katniss capisce che lei e i suoi compagni sono in una cupola con nel centro un albero gicantesco e che allo scoccare della mezzanotte di ogni giorno un fulmine colpisce questo albero; così lei prende un filo metallico da uno dei suoi compagni, lo annoda da un capo all'albero e dall'altro ad una delle sue frecce e precisamete a mezzanotte la scaglia contro la cupola, fatta di schermi, facendola crollare in mille pezzi e segnando la fine dei giochi. É da qui in poi che Katniss diventrà la ragazza di fuoco e darà inizio alla seconda rivolta dei distretti (molto poveri) contro Capital City (ricca e sperperosa che vive sulle spalle dei distretti che per del presidente fanno la fame). Infine ritroviamo l'arco in tutto il terzo ed ultimo libro con il culmine quando Katniss invece di uccidere il presidente Snow (l'antagonista) decidere di scagliare la freccia contro il presidente autoproclamato del distretto 13 che non era diverso da Snow e aveva riproposto di ricreare i giochi prendendo come tributi i ragazzi di Capital City per vendetta.

La spilla

Una delle prime scene della rappresentazione cinematografica del primo libro, Katniss trova la spilla al mercato nero.
 

Altro oggetto fondamentale è la spilla con la ghiandaia imitatrice. Nel primo capitolo si può leggere che Katniss acquista questa spilla al mercato nero per sua sorella di 12 anni.Questo "porta fortuna" nei tre romanzi cambia continuamente di significato, in questo caso segna l'amore che Katniss prova per la sorella dato che le ha sempre fatto da mamma data la depressione della madre per la morte del marito. Anche in un altro momento questa spilla segna l'amore fraterno: dopo che Katniss si offre volontaria per i giochi per evitare alla sorella di morire dato che era stata estratta, si vede Prim (sorella di Katniss) che appunta la spilla sui vestiti della sorella prima di farla partire per Capital City. Ma ben presto questa spilla cambia di significato. Dapprima diventa il simbolo che rappresenta la protagonista stessa, infatti prima che Cinna (stilista di Katniss, che ha un ruolo molto importante nel libro) muoia, ucciso dagli scagnozzi del presidente Snow, appunta sulla tuta da combattimento della ragazza la spilla, come portafortuna prima che Katniss sia rispedita per la seconda volta ai giochi. Così facendo tutti connettevano la spilla alla ragazza. Successivamente la spilla diventa il simbolo portante della rivolta, essa era portata sui vestiti di tutti i rivoluzionari. Un esempio dell'importanza della spilla con la ghiandaia imitatrice è dato nel secondo libro. Il presidente Snow, che aveva capito che i vincitori del distretto 12, per vincere i 74simi giochi, avevano solo fatto finta di essere innamorati l'uno dell'altra, si presenta nella nuova casa di Katniss, prima che lei fosse a casa e trova la spilla sulla scrivania, la rigira nelle mani dicendo a Katniss, che intanto era tornata, che la ghiandaia imitatrice (si riferisce a Katniss) dovrà fare quello che lui dice e far continuare a credere a tutti di essere davvero innamorata di Peeta, anche durante il tour della vittora per scongiurare rivolte della popolazione contro Capital City altrimenti avrebbe ucciso sua madre e sua sorella. Senza questo oggetto poco prezioso la trama non si sarebbe potuta evolvere.

*ghiandaia imitatrice: è un animale semifantastico del libro. É una ghianadia che riesce a riprodurre ogni suono. Era usata soprattutto nella comunicazione nei campi del distretto 11 oppure nei giochi per confondere i partecipanti con la riproduzione delle voci dei propri cari in pericolo.

sabato 19 dicembre 2020

Extra - Il racconto di un disastro scongiurato

Lo stereocartografo mod. III, presente all'interno del museo delle Officine Galileo, nel 1979 è stato portato in Russia per un'esposizione. Sfortunatamente, non è stato imballato bene e si bagnò completamente. Nessuno sapeva come fare, ma, un operaio, Leone Donnini, lo smontò interamente, lo ripulì e lo rimontò. Il problema principale era l'ottica: si sbriciolava, ma, lentamente e scrupolosamente, attraverso diversi trattamenti, tutto filò liscio e venne esposto in tempo. 

Fonti: Luciano Romeo, direttore tecnico del museo delle Officine Galileo

venerdì 11 dicembre 2020

Extra - Stereocartografo : non solo (c)arte

Lo stereocartografo mod. II, che risiede al museo delle Officine Galileo, ha una storia un po' bizzarra.

Dopo la chiusura delle Officine Galileo, l'operaio Moretti, ha portato via con se uno stereocartografo mod. II. Gli ha apportato però una modifica, da stereorestitutore lo stereocartografo divenne uno scultore di bassorilievi.

Venne sostituito il pennino che disegnava le carte con una piccola fresa, come quella usata dai dentisti. Tutto qui, una piccola sostituzione, trasformò una macchina che stampava mappe in un artista.

Il pennino (cerchio rosso, img dx) è sostituito con un fresito (img sx)

 

Era usato soprattutto per dei bassorilievi dei quali non si potevano creare dei calchi come quelli incisi sui muri. Per capire meglio, come quelli del Duomo di Milano, che risiedono lungo tutte le pareti e che nella seconda metà del 900' non erano riproducibili perchè verticali.

Uno dei bassorilievi del Duomo di Milano
 

Veniva scattata una coppia stereoscopica di foto al bassorilievo e poi inserite all'interno dello stereocartografo, eseguita la normale procedura di accoppiamento e infine, attraverso il fresino inciso il bassorilievo sul blocco di gesso.

Il sig. Moretti pensava di brevettare e guadagnare qualche soldo da tutto ciò, ma, puntualmente, i suoi acquirenti creavano un calco dal suo bassorilievo (che adesso era orizzontale e ci si poteva ricavare uno stampo) per poi produrre in serie e rivendere a più basso prezzo le sculture.

Visto ciò, rimontò i pezzi originali sullo stereocartografo eliminando la modifica fatta e lo donò al museo.

Purtroppo oggi il sig. Moretti è morto e non ci ha dato la possibilità di vedere delle fotografie del suo magnifico lavoro. Il direttore del museo delle Officine Galileo ci sta però lavorando su, per rendere il suo ingegno e la sua creazione visibili al mondo intero.

Fonti: Luciano Romeo, direttore tecnico del museo delle Officine Galileo.

lunedì 9 novembre 2020

Extra - Facciamo a pezzi uno stereocartografo

 

Figura 1 - Qui possiamo vedere una foto dello stereocartografo completo, prima dello smontaggio.

Figura 2 - Per prima cosa, vengono smontati gli oculari e il pantografo, successivamente si passa a smontare i telai.

Figura 3 - Alla fine rimangono solo i piedi

Questo stereocartografo, risiede al museo delle  Officine Galileo. É un modello 5 ed è stato donato dalla famiglia di un ex dipendente della  EIRA.

Quando la ditta chiuse, l'operaio prese con se lo stereocartografo e si mise in proprio. Infatti nella Firenze di allora c'erano molte ditte di aereofotogrammetria e produzioni cartografiche, che adesso sono state tutte dismesse a causa della nascita dei satelliti che permettono una più immediata produzione cartografica.

 

Si trovava in un appartamento e, una volta che l'ex operaio morì, i suoi eredi vollero sgomerare l'appartamento. Così, lo stereocartografo venne smontato e donato al museo.

Sfortunatamente, non si trova in esposizione al museo. Lo spazio è poco e i fondi pochi per creare un nuovo stand. Però il direttore del museo, Luciano Romeo, si sta adoperando per restaurarlo e trovargli un posticino.

L'ottica di questo stereocartografo è stata smontata preventivamente e imballataperchè molto delicata.

Figura 4 - Parti interne mobili dello stereocertografo.
Figure 5 - Meccanismo di scorrimento del pantografo.

Figura 6 - Tavolo da disegno con pantografo.

 Fonti : Luciano Romeo, direttore tecnico del museo delle Officine Galileo.

domenica 25 ottobre 2020

Extra - Una collezione di antichità: il museo delle Officine Galileo

 

"Quando in america ancora combattevano con gli indiani la battagli di little big horn, nel 1876, la Officina Galileo, che si chiamava Officia al singolare, esportava tecnologia finanche in Giappone. Quindi non proprio dietro l'algolo."

É così che Luciano Romeo, direttore tecnico del museo delle Officine Galileo, spiega cosa sono state le Officine Galileo per l'Italia, o per meglio dire per il mondo : progresso tecnologico e scientifico.

Fondato nel 2006 e situato a Firenze, il museo delle Officine Galileo è definito lo scrigno di diverse tecnologie. Vi possiamo trovare radar, visori ottici, strumenti per applicazioni spaziali, apparecchi avionici, macchine fotografiche, generatori per l'illuminazione di carrozze e binocoli da teatro.

La mostra è formata da un percorso storico, sono esposti sia oggetti "antenati" di quelli che si producono anche oggi, sia produzioni che sono ormai considerate "storiche" sia a prodotti recenti.

Nel museo, ad oggi, sono conservati 3 stereocartografi, un mod. II, un mod. III e un mod. V, che hanno una storia straordinaria alle spalle.

Clicca qui per visitare il sito del museo delle Officine Galileo.